Unicredit

Le azioni Unicredit sono tra le più scambiate di tutto il Ftse mib. Basta dare uno sguardo al grafico in tempo reale per rendersi conto dell’enorme potenziale che le azioni Unicredit riservano a chi fa trading online con le principali piattaforme del settore. La volatilità sul titolo è sempre molto alta garantendo delle interessanti opportunità sia long che short. Qui di seguito troverai il grafico con la quotazione in tempo reale di Unicredit e tutte le informazioni che ti occorrono per investire in borsa su questo titolo (e non solo).

Come si può dedurre da una veloce occhiata al grafico, le azioni Unicredit hanno perso terreno in maniera progressiva facendo registrare, nel corso del 2016, una performance davvero sotto le aspettative. In parte la banca ha scontato il rischio paese ma, anche, il crescere del peso dei crediti a rischio.

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Unicredit: analisi del contesto

Il settore finanziario sembra essere sempre più dirottato dalla realtà, continuando su un cammino iniziato molti anni fa, quando è iniziato quel lungo processo che ha portato il mondo della finanza a rappresentare oggi un mondo sovra economico. Sul mondo della finanza esistono un mare di teorie complottistiche e di consigli su come fare a tornare a vivere in un mondo che ormai non esiste più. Troppo lontani sono i tempi in cui la finanza era veramente al servizio dell’economia reale, e ne seguiva di pari passo gli andamenti, contando effettivamente meno rispetto ai settori manifatturiero, industriale e commerciale. Oggi la finanza vive in un mondo tutto suo, che però continua ad avere le sue radici nell’economia reale, ormai una semplice base per i suoi flussi.

Il settore finanziario vale ormai più di un trilione di dollari, cioè l’esorbitante cifra record di un milione di miliardi di dollari, rispetto ai dati provenienti dall’economia reale mondiale che si fermano a circa 80.000 miliardi di dollari. Di questo trilione di dollari, solo una piccola parte riguarda il settore azionario primario, circa 300.000 miliardi di dollari, mentre il resto è composto da prodotti finanziari derivati.

Questi dati continuano a creare anno dopo anno un divario enorme tra le due parti, con l’economia reale che negli ultimi dieci anni è soltanto raddoppiata, mentre il settore finanziario nello stesso arco temporale è triplicato. Tutto questo cosa comporta, a parole povere. Innanzitutto il settore finanziario è vero che pone le sue basi nell’economia reale, ma ormai, vista l’enorme mole di denaro che mobilita, è in grado di condizionarla in un modo mai visto prima, riuscendo addirittura ad influenzare le politiche di governo di interi Stati, o addirittura di continenti.

È chiaro a tutti quanto la situazione sia sfuggita di mano, e per il momento tutte le parti in causa stanno continuando a comportarsi come se si possa andare avanti in questo modo per sempre, cosa del tutto assurda e folle. Tutta questa situazione comporta tutta una serie di conseguenze, in un balletto intrecciato tra il settore finanziario (come testimonia l’andamento del nostro ftse mib), l’economia reale e le politiche economiche degli Stati nazionali.

Andando ad analizzare in particolare il settore azionario bancario, sarà impossibile non tenere conto di quest’aspetto fondamentale, anche perché le banche sono sicuramente le società più invischiate in quest’intreccio, visto che da un lato si occupano di finanziarie famiglie ed imprese, dall’altro giovano del buon andamento degli Stati e delle politiche delle banche centrali, mentre dall’altro guadagnano proprio attraverso quegli strumenti derivati e finanziari, che in alcuni casi gli si ritorcono contro, in un caos organizzato degno del miglior scrittore psichedelico.

Azioni Gruppo Unicredit

La storia del gruppo Unicredit ha radici lontane, infatti nasce nel 1870 come la Banca di Genova, che in seguito viene cambiato in Credito Italiano. Fanno parte del gruppo fin da subito molte piccole banche locali, alcune delle quali risalgono addirittura al secolo XV. Agli inizi del 1900 il Credito Italiano si sposta a Milano, facendone la sua sede centrale ed operativa, e di lì a qualche decina di anni diventa una Banca d’Interesse Nazionale.

Nel 1993, il Credito Italiano viene privatizzato per la prima volta in Italia, continuando negli anni a seguire la sua politica di acquisizioni e collaborazioni, che lo portano nel 1998 alla fusione con la Cassa di Risparmio di Verona, la Cassa di Risparmio di Torino e con Cassamarca, con il successivo cambio del nome del nuovo gruppo in UniCredito Italiano.

Questo nuovo grande gruppo italiano continua a crescere, attraverso alcune acquisizioni all’estero, come quella di Bank Pekao SA in Polonia, di Bulbank in Bulgaria, di Pol’nobanca in Slovacchia e del gruppo Pioneer Investments di Boston negli Stati Uniti. Tra il 2005 ed il 2007 UniCredito Italiano inizia a creare un vero e proprio gruppo europeo di primissimo ordine, con le acquisizioni del gruppo tedesco di HVB, di Yapi Kredi in Turchia e di Ukrsotsbank in Ucraina, e del gruppo Capitalia in Italia. Nel 2012 UniCredito Italiano diventa Unicredit, una banca commerciale tra le più importanti in Europa, dando il via ad una serie di forti investimenti nell’innovazione tecnologica e nei servizi bancari digitali.

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Oggi, il gruppo Unicredit rappresenta una realtà mondiale, con una posizione di primo piano in Europa, ma potendo contare anche sulla presenza in Medio Oriente, Africa, Asia, Oceania, America del Nord ed America del Sud.

Unicredit online: i numeri che contano

I dati finanziari del gruppo, aggiornati al secondo trimestre del 2016, vedono i risultati di gestione a 2.850 milioni di Euro, utile netto del gruppo a quota 916 milioni di Euro, con un patrimonio netto di 50.123 milioni di Euro, e con 489.155 milioni di Euro di crediti verso la clientela, a fronte di 472.369 milioni di Euro di debiti verso la clientela.
Tutto questo potendo contare su di una struttura, che conta su 123.888 dipendenti, in calo di 3.587 unità rispetto ad un anno fa, su di 6.606 sportelli attivi, anche questi in calo di 515 unità rispetto all’anno scorso, di cui 3.614 in Italia con un calo di 313 unità, mentre 2.992 sono quelle presenti all’estero, con un calo sull’anno passato di 202 unità.

Rispetto al secondo trimestre del 2015, il secondo trimestre del 2016 vede una crescita buona per molti indicatori, come un più 25,7% di cassa e di disponibilità liquide, un più 7% di investimenti finanziari, un più 7,6% di attività finanziarie di negoziazione ed un più 3,2% di crediti verso i propri clienti. Tutto questo a fronte di alcuni cali, come un meno 19,9% di crediti verso le altre banche, un meno 12,9% di coperture ed un meno 1,5% di avviamenti.

Per quanto riguarda i debiti, Unicredit fa segnare un meno 6,9% rispetto al secondo trimestre dell’anno scorso per i debiti verso le altre banche, mentre segna un più 8,4 per i debiti verso i propri clienti. Il totale del passivo e del patrimonio netto fa segnare un più 1,9% rispetto all’anno scorso.

Trading su azioni Unicredit

Il gruppo Unicredit è quotato alla Borsa di Milano, nel settore delle banche, e nel segmento MTA, e gli indici di riferimento sono il FTSE All-Share Capped, il FTSE MIB, il FTSE Italia Finanza, il FTSE Italia Banche ed il FTSE ECPI Italia SRI Benchmark. Oggi il titolo Unicredit ha chiuso sotto la soglia psicologica dei 2€, esattamente a 1,934, con un calo del 6,30%, oscillando tra valori compresi tra il massimo di giornata a 2,068 ed il minimo a 1,913. L’ultimo dividendo del gruppo è stato staccato il 18 Aprile di quest’anno, a 0,12€ per azione.

Purtroppo, Unicredit sta affrontando un momento particolarmente difficile, come del resto per tutto il comparto bancario, specialmente quello italiano che risente di problemi di lunga data, ancora oggi irrisolti. Le perdite del titolo sono incredibili, con un meno 12,88% rispetto ad un mese fa, meno 41,57% rispetto a sei mesi, ed un meno 69,01% rispetto addirittura ad un anno fa.

La storia del titolo Unicredit è simile a quella di altri istituti finanziari italiani ed europei, con il valore del titolo che navigava tranquillo sopra quota 6€ nel 2011, vedendo poi la picchiata dopo la crisi finanziaria del 2012 fino ad arrivare a quota 2,4. In seguito, il titolo Unicredit era riuscito a riprendersi, tornando su valori sopra i 6€ nel 2014, e mantenendoli per tutta la prima parte del 2015.

Poi, dalla fine del 2015 e specialmente in quest’anno, si è assistito alla caduta libera del titolo Unicredit, che a continuato a scendere fino a superare la soglia dei 2€. Anche la quantità dei contratti sembra far pensare ad un calo di interesse da parte degli operatori per questo titolo, con la possibilità che si riduca notevolmente la volatilità, e che si possa affermare per un breve periodo su questi valori, oscillanti intorno a quota 2€.

Unicredit si affianca agli altri istituti di credito italiani, che, rispetto ai loro colleghi europei, continuano a mettere a segno cali costanti, giorno dopo giorno. La situazione appare molto incerta, anche perché tutto questo scenario non riflette assolutamente la realtà dei fatti.

È vero che il comparto bancario italiano risente di molti problemi irrisolti che gravano sui bilanci e sulle performance, primo tra tutti il grandissimo problema dei crediti inesigibili e dei prestiti problematici. Purtroppo su questo fronte ancora non si è fatto nulla, ed una parte delle colpe sono sicuramente degli ultimi governi, che presi dai loro problemi e da una reputazione non certo ottima delle banche negli ultimi anni, hanno continuato a rinviare la soluzione del problema.

Eppure le possibili soluzioni sono sul banco dei governi da anni, come per esempio la formazione di una Bad Bank, per lo scorporo dai bilanci di parte dei crediti inesigibili e difficili, aiuti di Stato, quest’ultimi mal visti da Bruxelles e dalla BCE, ed altri possibili interventi atti a far ripartire il settore.

Un altro fattore molto discriminante per le banche, soprattutto quelle italiane, sono i bassi tassi di interesse della BCE, che si permettono agli Stati maggiormente in difficoltà dell’Unione Europea di respirare, ma dall’altra parte causano buchi di bilancio nelle banche, che detengono una montagna di Titoli di Stato, che oggi rendono interessi vicini allo zero, se non negativi.

La situazione è difficile, e la stessa BCE sta da molto tempo esortando il Governo italiano ad intervenire in quest’ambito, perché sbloccare il settore bancario significherebbe anche far ripartire l’intera economia del paese, ormai quasi completamente ferma. Sembra un circolo vizioso, la BCE aiuta gli Stati in difficoltà attraverso tassi di interesse praticamente a zero e quantitative easing, i Governi grazie a questo paracadute continuano a fare ben poco per far ripartire l’economia, per non inimicarsi gli elettori, e nel frattempo le banche vedono i loro bilanci sprofondare sempre più.

Quotazioni Unicredit e stress test

A nulla sembrano essere serviti gli Stress Test della Banca Centrale Europea degli ultimi anni, che anche se hanno reso le banche più forti e solide, e maggiormente pronte a sostenere eventuali crolli finanziari, non sono riusciti ad influenzare l’opinione degli operatori, che continuano a guardare da altre parti. Effettivamente, se si vanno a guardare i bilanci dei principali istituti di credito europei e non solo, le banche italiane non è che siano messe tanto male. Sicuramente sono meno esposte ai tantissimi problemi legati alla massiccia presenza di prodotti derivati di dubbio valore, dei quali le banche di mezzo mondo sono praticamente sommerse.

Azioni Unicredit e Brexit

Purtroppo, sembra che la situazione dei mercati finanziari rifletta una visione pessimistica sul medio lungo termine, a causa soprattutto di un grande fattore scatenante, Brexit. Il referendum che ha sancito l’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea, sembra aver colpito il paese solo in un primo momento. Da quel che si vede dagli andamenti dei mercati, e soprattutto del settore bancario europeo ed italiano, sembra proprio che gli operatori vedano nell’Europa e nell’Italia un problema pronto a diventare molto serio se non si interverrà prontamente.

L’uscita della Gran Bretagna dall’Europa sembra accendere i riflettori sul Vecchio Continente e tutti i suoi problemi, legati ad un economia che stenta a ripartire nonostante gli aiuti della BCE, con il sistema manifatturiero ed industriale in crisi, conti pubblici in rosso e una bassa percentuale di investimenti ed occupazione, soprattutto giovanile. Ed in questo quadro, l’Italia sembra rappresentare il problema maggiore dell’Europa. La maggior parte degli analisti sono molto preoccupati dalla situazione italiana, legata anche alla scarsa popolarità del Governo Renzi e a politiche rivolte alla crescita che tardano ad arrivare, anche per colpa dei troppo stretti vincoli europei che legano le mani ai Governi nazionali.

Unicredit, ed il valore del suo titolo in borsa sono strettamente legati a questa situazione, che non sembra vedere una possibile soluzione almeno nel breve periodo. In questo quadro vani sono gli sforzi del gruppo rivolti a raggiungere una maggiore stabilità e solidità finanziaria, con risultati che tutto sommato non meritano gli andamenti sul mercato azionario.

Investire in azioni Unicredit

Il gruppo Unicredit è solido, è un grande gruppo presente in tutto il mondo, con un’attività ben strutturata, risultati soddisfacenti e una buona percentuale di investimenti in ricerca, sviluppo ed innovazione tecnologica. Tutto fa pensare che il futuro di questo grande gruppo bancario sia legato a decisioni geopolitiche e macroeconomiche che non dipendono molto dalla banca.

Sicuramente provvedimenti atti ad aiutare l’istituto di credito a smaltire il monte dei crediti inesigibili e difficili, legati alla crisi economica del paese degli ultimi anni, un rialzo dei tassi di interesse della Banca Centrale Europea, ed una ripresa generale dell’Area Euro, potrebbero rilanciare il titolo del gruppo. Ormai questi sono problemi che vanno avanti da troppo tempo, ed è arrivato il momento di affrontarli con coraggio e lungimiranza, essendo fondamentale aiutare il settore bancario per rilanciare il paese intero, da troppo fermo con una crescita irrisoria.

Riuscire a trovare il giusto equilibrio tra le politiche di governo, il riassesto del settore bancario, la stabilità dei conti e la riduzione del debito dello Stato, inseriti in una visione europea, è l’unica soluzione possibile ad un problema che sta diventando ogni giorno più grave. Il settore bancario non può riuscire a risolvere questa crisi da solo, e nessun paese può riuscire a crescere senza il supporto delle banche.