Investimenti argento: quotazione in tempo reale

In questo articolo parleremo degli investimenti in argento: dopo aver parlato delle caratteristiche di questo metallo cercheremo di capire per quale motivo si dovrebbe pensare a questo tipo di investimento e quali sono gli strumenti a disposizione per farlo; daremo infine un’occhiata alla quotazione in tempo reale di questo metallo prezioso.

L’argento e i suoi utilizzi

L’acquisto dei metalli preziosi viene da sempre visto come un riferimento per coloro che vogliono mettere al sicuro i propri risparmi: parliamo infatti di beni rifugio, quindi in grado di mantenere il loro valore al riparo da importanti oscillazioni. L’argento ovviamente rientra a pieno titolo nella categoria dei metalli preziosi insieme ad oro e platino: già in antichità veniva utilizzato come merce di scambio o come moneta (non è un caso se in francese denaro si dice “argent”), ma con il passare degli anni il suo utilizzo è cresciuto anche in campo industriale (in particolar modo nel settore in continua espansione dell’elettronica di consumo). Questo non è un particolare da sottovalutare, visto che l’aumento della domanda ha come conseguenza l’aumento del prezzo e, parlando di investimenti, non è una cosa da trascurare.

L’argento ha delle caratteristiche meccaniche e tecniche che ne hanno permesso la diffusione in tantissimi settori. Stiamo parlando di un metallo malleabile e duttile (pur rimanendo un po’ più duro rispetto all’oro) e con una conducibilità elettrica superiore addirittura a quella del rame. A livello industriale l’argento viene utilizzato in tantissimi settori, dal mondo della fotografia a quello alimentare, passando per il settore medico e quello delle energie rinnovabili (è un materiale essenziale per la realizzazione dei pannelli solari), senza dimenticare la produzione di gioielli. Insomma, a differenza dell’oro, l’argento viene molto utilizzato dall’industria e per questo il rapporto del prezzo tra i due metalli nei prossimi anni è destinato a cambiare: il valore dell’oro rimarrà stabile, mentre quello dell’argento pare destinato a crescere.

Investimenti in argento fisico e argento finanziario

Gli investimenti in argento possono essere di due tipi: fisici (ad esempio acquisti di lingotti e monete) e finanziari (investimenti su titoli derivati). L’acquisto di monete in metallo prezioso è una delle forme di investimento più diffuse ed antiche: in alcuni Stati vengono prodotti e mantenute monete di argento proprio per fare fronte alle richieste di collezionisti ed investitori. Un altro metodo classico per investire in metalli preziosi è l’acquisto dei lingotti, molto in voga anche tra gli investimenti in oro, già trattati su questo sito: la loro forma e le loro dimensioni permettono di custodirli facilmente, anche in cassette di sicurezza anche relativamente piccole. Possono essere considerati investimenti anche gli acquisti di oggetti in argento: l’esempio più semplice che può venire in mente sono le posate (l’argenteria, appunto); con la crisi tante persone hanno deciso di rinunciare ai loro oggetti in argento vendendoli ai tanti negozi di “compro oro e argento” che sono spuntati come funghi in questi anni e monetizzando. Va comunque detto che per ottenere dei guadagni è necessario che ci siano grandi variazioni della quotazione, cosa che nel breve periodo è molto difficile. Comprare dell’argento fisico quindi vuol dire mettere al sicuro i propri risparmi (nel senso che il metallo manterrà il suo valore), ma in termini di profitti è possibile ottenere qualcosa solo in ottica di medio/lungo periodo.

Gli investimenti in argento finanziario invece sono rappresentati dalle operazioni sui titoli derivati: non parliamo più di monete, lingotti o altri oggetti materiali, ma di contratti derivati dal valore del metallo al momento dell’acquisto; gli strumenti per investire in argento finanziario sono vari: ETF, CFD, Opzioni Binarie, Futures, Fondi legati all’argento o acquisto di azioni di società impegnate nell’estrazione del metallo (Stock Argento) o di compagnie che ne fanno largo uso nella loro attività di produzione. A differenza dell’acquisto di argento fisico, questi investimenti possono portare guadagni anche nel breve periodo, quindi sono più adatti ai trader che non hanno intenzione di tenere la posizione per periodi troppo lunghi e che sono più inclini ai movimenti frequenti. Ovviamente per questo tipo di operazioni assume un’elevata importanza la scelta del broker a cui ci si affida.

Vantaggi e quotazione argento oggi in tempo reale

Ma quali sono i vantaggi che dovrebbero spingere una persona a fare investimenti sull’argento? Al di là dei discorsi che abbiamo fatto finora, bisogna considerare anche la facilità con cui si può rivendere il metallo (probabilmente non ci saranno dei guadagni, ma la possibilità di monetizzare in tempi brevi va inserita tra i vantaggi), il fatto che parliamo di un metallo prezioso che ha un prezzo comunque inferiore e una disponibilità maggiore rispetto a quello dell’oro e che protegge i risparmi dall’inflazione e non bisogna dimenticare la possibilità di diversificare il portafoglio. Nel momento in cui scriviamo, in tempo reale, la quotazione dell’argento è questa: 519,71 euro al Kg e 0,52 euro al grammo (16,18 euro all’oncia); la storia ci insegna che il prezzo dell’argento traccia quello dell’oro, ma per una variazione dell’1% della quotazione del biondo metallo, il prezzo dell’argento si muove dell’1,75% (sia al ribasso che al rialzo).

Trading indice Grecia 20 FTSE: quotazione oggi

Facciamo la conoscenza dell’indice Grecia 20 FTSE, vediamo la sua quotazione di oggi e scopriamo come fare trading. Come abbiamo avuto modo di ripetere spesso, il numero delle persone che si avvicina al mondo del trading online è in costante aumento: molti vi si accostano in modo consapevole con la voglia di imparare e investire tempo e denaro, altri lo fanno perché attratti da facili guadagni (illusi!), mentre altri lo fanno perché sono alla ricerca di trovare modi alternativi per arrivare a fine mese. Molti preferiscono avvicinarsi al settore degli investimenti optando per soluzioni e strumenti meno rischiosi e scelgono di fare trading sugli indici piuttosto che sulle azioni di singole società.

Trading Grecia 20 FTSE e altri indici

Prima di affrontare il discorso relativo agli indici e in particolare al Grecia 20 FTSE è opportuno chiarire cosa sono gli indici di Borsa, già trattati di recente con lo Svizzera 20 SMI su questo sito. Spesso se ne sente parlare tra le notizie dei vari telegiornali di economia, ma non tutti sanno di cosa si tratta. Per definirli in pochissime parole si può dire che gli indici di Borsa sono degli indicatori che sintetizzano l’andamento del valore di un determinato gruppo di titoli azionari raggruppati in un paniere. Il valore degli indici può esser calcolato con diversi metodi: ci sono quelli dove tutti i titoli hanno lo stesso peso (in questo caso si parla di indici Equally Weighted), quelli in cui i titoli hanno un peso diverso in base al proprio prezzo (indici Price Weighted) e quelli in cui i titoli hanno un peso proporzionalmente collegato alla loro capitalizzazione in Borsa (indici Value Weighted).

Poche righe fa abbiamo scritto che molti trader scelgono di investire sugli indici invece che sulle azioni perché risulta essere più semplice. Probabilmente questa affermazione è vera, ma bisogna partire dal presupposto che nel mondo degli investimenti non c’è nulla di veramente semplice e che ogni tipo di attività richiede un livello di preparazione adeguato: si parla sempre di investimenti che presentano un determinato grado di rischio, quindi non è il caso di prendere le cose sottogamba. Anche per questo motivo è meglio optare per un broker che dà ai suoi clienti l’opportunità di fare un po’ di pratica con il conto demo: si potrà prendere confidenza con gli strumenti a disposizione dalla piattaforma e con gli andamenti degli indici di Borsa. Tornando al discorso precedente, si dice che fare trading sugli indici sia meno rischioso perché non si deve scommettere sull’andamento del titolo di una singola azienda, ma sul trend medio del paniere in questione, che in linea di massima è più semplice da studiare e individuare.

Non è possibile fare operazioni dirette sugli indici, ma l’investitore ha a disposizione un’ampia gamma di strumenti finanziari derivati che possono avere proprio gli indici come sottostante; tra questi strumenti segnaliamo gli ETF (Exchange Traded Fund, particolari fondi di investimento caratterizzati da una gestione passiva e dal fatto che sono quotati in borsa con modalità analoghe ad azioni ed obbligazioni), i CFD (Contract For Difference, consentono di non negoziare direttamente l’attività finanziaria sottostante ma di scambiare denaro in base alla variazione del suo valore), le Opzioni (contratti finanziari che danno al compratore la facoltà di acquistare un’attività sottostante ad un determinato prezzo “strike” ad una certa data o entro una certa data), le Opzioni Binarie (spesso chiamate le scommesse del trading: chi acquista un’opzione binaria punta sulla direzione del prezzo del sottostante) e i Futures (contratti che obbligano ad acquistare o vendere ad una data futura una determinata quantità di un’attività finanziaria ad un prezzo già fissato). Sulle pagine di questo sito sarà possibile trovare degli approfondimenti su gran parte degli strumenti appena visti.

Cos’è l’indice Grecia 20, quotazione di oggi e situazione economica del Paese

Più o meno tutti conoscono (o almeno ne hanno sentito parlare) gli indici di Borsa più famosi come gli italiani Mibtel o Mib30, gli statunitensi Nasdaq e Dow Jones, il giapponese Nikkei o il tedesco Dax; ma ci sono tanti altri indici meno conosciuti tra cui si potrebbe nascondere qualche buona opportunità di investimento: in questo sito abbiamo già parlato dello Svizzera 20, mentre oggi diamo uno sguardo all’indice Grecia 20 FTSE, meglio conosciuto come Athex 20. Stiamo parlando dell’indice che comprende le principali 20 società del mercato di Atene, capitale della Grecia: è nato nel settembre del 1997 partendo da 1.000 punti come base; il suo obiettivo è quello di fornire una rappresentazione in tempo reale delle performance delle 20 compagnie più importanti in termini di capitalizzazione presenti alla Borsa di Atene.

La quotazione di oggi del Grecia 20 è di 1.565,67. Molti ricorderanno quanto la crisi abbia colpito il Paese ellenico e per quanto tempo si sia parlato addirittura di un’ipotesi Grexit. L’indice Athex ha perso quasi il 90% rispetto al suo massimo di sempre registrato nel 2007: per ritrovare nel tempo un crollo di questo tipo bisogna risalire a quanto fatto dal Dow Jones nel periodo della Grande Depressione. Osservando i grafici storici dell’indice greco si può notare la netta discesa iniziata nel 2010; eppure c’è chi potrebbe trovare interessante per i suoi investimenti una situazione di questo tipo: proprio pochi giorni fa il Meccanismo europeo di stabilità ha dato il via libera ai 2,8 milioni di euro che fanno parte della seconda tranche di aiuti finanziari a favore della Grecia; l’esborso è stato autorizzato perché il Governo ellenico ha fatto grossi passi in avanti per quanto riguarda la ristrutturazione dei settori bancario, pensionistico, energetico e della riscossione delle entrate; se il Paese continua a portare avanti le riforme che sono state concordate nel programma, la sua economia non potrà che beneficiarne e accelerare.

Trading sul cambio euro-franco svizzero EUR/CHF

Il cambio Euro-Franco svizzero è uno tra i più apprezzati da coloro che fanno trading online e questo è dovuto anche e soprattutto alla Svizzera e alle caratteristiche della sua economia: proviamo a scoprire tutto sulla coppia EUR/CHF, sui fattori che ne condizionano l’andamento e su come sfruttarli con il trading.

Cambio Euro-Franco svizzero: i fattori che lo influenzano

Per molti la parola Svizzera è sinonimo di stabilità economica; anche per questo motivo il Franco svizzero viene da sempre considerato come una delle valute rifugio: quando arrivano tempi di crisi, la valuta elvetica è una delle più acquistate (non bisogna andare tanto indietro nel tempo per rendersene conto: nel 2011, quando a causa della paura della crisi dei debiti sovrani tantissimi investitori hanno scelto di acquistare asset svizzeri per proteggere il loro capitale). La neutralità del Paese, le riserve di oro della Banca Nazionale e la solidità delle banche sono i fattori principali che tengono il Franco svizzero al riparo da oscillazioni finanziarie. Si può dire che insieme al Dollaro, all’Euro e alla Sterlina inglese, il Franco è una delle monete più utilizzate al mondo. Il cambio EUR/CHF è condizionato soprattutto dalle scelte prese della Banca Centrale Svizzera, il cui obiettivo numero uno è quello di monitorare il livello dell’inflazione; visto che la situazione economica della Svizzera è abbastanza singolare non ci sono altri fattori che possono influenzare in modo decisivo il tasso di cambio.

Il debito pubblico della Svizzera non è rilevante (soprattutto in relazione al PIL del Paese alpino); questo è uno dei motivi per cui la Svizzera difficilmente può fare delle svalutazioni pilotate della sua moneta, che anche per questo viene etichettato come una valuta rifugio. Il Franco svizzero si mantiene stabile sia nei confronti dell’Euro che nei confronti del Dollaro americano (questa stabilità è un altro degli obiettivi principali della Banca Centrale). La bilancia commerciale della Svizzera è in equilibrio nel senso che quanto viene importato (soprattutto merci) viene esportato (soprattutto in servizi) e anche per questo non c’è la necessità di intervenire per cercare di migliorare la situazione. Se si guardano i numeri in termini assoluti l’economia può sembrare piccola, ma a livello pro capite è una delle più alte del mondo ed è basata sul settore manifatturiero (prodotti farmaceutici e chimici, orologi, macchinari e strumenti di precisione), su quello turistico e, soprattutto, su quello bancario e finanziario, che ha un peso che si aggira intorno al 60%. Di recente abbiamo visto l’indice Svizzera 20, altro asset elvetico da tenere in considerazione.

Nonostante le recenti difficoltà, il Franco svizzero continuerà ad essere una delle valute preferite da quegli investitori che sono alla ricerca di sicurezza. Rispetto a qualche tempo fa le cose sono comunque un po’ diverse, anche per via della scelta della Banca Nazionale Svizzera di sbloccare il Franco dall’Euro: la BNS ha smesso di intervenire per fare in modo che la coppia EUR/CHF non si discostasse dall’1,20 e oggi la moneta elvetica è libera di fluttuare liberamente contro le altre valute (nel momento in cui scriviamo il cambio è a 1,082).

Come fare trading sul tasso EUR/CHF

Come abbiamo accennato prima, il cambio EUR/CHF è uno dei più apprezzati dagli operatori del mercato delle valute; il Forex trading è il mercato finanziario più frenetico, visto che ogni giorno viene scambiato un valore superiore ai cinque miliardi di Dollari. In cosa consiste ormai lo abbiamo imparato: si parla di una compravendita simultanea di valute; queste sono sempre espresse in coppia e lo scambio tra la valuta principale e quella secondaria avviene tramite un broker in base al tasso di cambio. Il tasso di cambio viene influenzato dalle scelte di politica monetaria operate delle banche centrali e da una serie di fattori: tassi d’interesse e di inflazione, bilancia dei pagamenti, debito e Pil dello Stato, produttività, mercato del lavoro…

L’obiettivo del trader è quello di scambiare una valuta contro un’altra nella speranza che il valore cambi in modo che il valore della moneta che è stata acquistata aumenti nei confronti di quella che è stata venduta. Nel nostro caso chi compra EUR/CHF sta comprando Euro e vende Franchi quindi si aspetta che il valore della moneta unica aumenti nei confronti della valuta svizzera per poterla poi rivendere ad un prezzo più alto (questo in termine tecnico si dice “andare long”); viceversa, chi vende EUR/CHF sta vendendo la valuta base (Euro) e acquista la valuta secondaria (Franco svizzero) perché prevede che il valore dell’Euro diminuisca, in modo da poterlo poi ricomprare ad un prezzo più basso (posizione short). Chi è interessato a fare trading sul cambio EUR/CHF o sulle altre coppie di valute deve rivolgersi ad uno dei tanti broker che forniscono tra i propri servizi anche la possibilità di operare sul mercato delle valute.

Come ripetiamo spesso nei nostri articoli, la scelta del broker è un aspetto fondamentale che non può e non deve essere trascurato; i trader alle prime armi non dovrebbero dare troppo peso alle promesse di facili guadagni o solo alla possibilità di avere a disposizione incredibili bonus: bisogna innanzitutto valutare l’affidabilità del broker, in modo da poter investire in modo sicuro e legale, poi bisogna considerare anche i servizi che vengono offerti e il “feeling” che si può avere con il tipo di piattaforma (questo aspetto si può verificare senza rischiare nulla se c’è la possibilità di utilizzare un conto demo).

Svizzera 20 SMI, è un indice su cui investire?

Svizzera 20 è l’indice azionario della Borsa Svizzera: spesso viene indicato anche come SMI, acronimo di Swiss Market Index e comprende le venti società con la più alta capitalizzazione quotate sul mercato elvetico; vediamo quali sono le caratteristiche di questo indice e scopriamo se rientra tra quelli su cui investire.

Indice di Borsa Svizzera 20: come investire

Prima di entrare nel dettaglio e approfondire il discorso su Svizzera 20 forse è il caso di fare un piccolo ripasso su cosa sono gli indici di Borsa e come è possibile “sfruttarli” con il trading online. Innanzi tutto vediamo cosa sono gli indici: sono una rappresentazione dell’andamento dei titoli che fanno parte di un determinato paniere di azioni; ci sono indici che danno a tutti i titoli lo stesso peso (equally weighted), quelli che danno maggior peso ai titoli con il prezzo più elevato (price weighted) e quelli che danno a ciascun titolo un peso proporzionale alla capitalizzazione della società che li ha emessi (value weighted). Molto spesso si sente dire che investire sugli indici rappresenta una soluzione meno rischiosa (ma anche meno remunerativa) rispetto ai classici investimenti in azioni di un’unica società (o di un gruppo di imprese selezionate): il trader che investe sugli indici non scommette sull’andamento di un unico titolo, ma sull’andamento generico del mercato in questione. In altri termini, oltre ad individuare con più semplicità il trend su cui scommettere, il trader non rischia di perdere nulla se una determinata azione dovesse perdere valore, visto che il suo investimento è sull’andamento medio del paniere preso in considerazione.

Questo però non vuol dire che la negoziazione degli indici di Borsa sia una cosa semplice o esente da rischi: si possono sempre commettere degli errori di valutazione, quindi anche per questo tipo di trading sono necessari la giusta preparazione, conoscenze adeguate e massima attenzione. Per investire sugli indici è possibile rivolgersi allo sportello della propria banca, ma anche scegliere un broker online affidabile ed eventualmente fare un po’ di pratica con i conti demo che molti di essi mettono a disposizione dei propri clienti per allenarsi un po’ e capire bene tutti i meccanismi e gli strumenti della piattaforma. Tra gli strumenti più noti per investire in indici di Borsa ci sono i CFD, gli ETF e le opzioni binarie. Ora che abbiamo chiarito questi aspetti generali proviamo ad approfondire un po’ il discorso sullo Svizzera 20.

Cos’è lo Svizzera 20

Lo Swiss Market Index è il principale indice azionario svizzero; la sua introduzione risale al 1988: fino al 2007 comprendeva i titoli di 25 società, ma poi il numero è stato ridotto e attualmente l’indice raggruppa solo i 20 valori più importanti del mercato svizzero. Rientrano nel paniere le azioni delle seguenti società: ABB (attiva nel campo delle tecnologie per l’energia), Actelion (farmaceutica), Adecco (servizi per il collocamento), Credit Suisse (banca e servizi finanziari), Holcim (materiali da costruzione), Julius Bar (banca), Lonza (biotecnologie e chimica), Nestlé (alimentari), Novartis (farmaceutica), Richemont (beni di lusso), Roche (farmaceutica), SGS (controlli societari), Swatch Group (orologi), Swiss Re (assicurazioni), Swisscom (telecomunicazioni), Syngenta (chimica e fertilizzanti), Transocean (prospezioni petrolifere), UBS (banca e servizi finanziaria), Zurich (assicurazioni e banca). I titoli di Nestlé, Novartis e Roche sono quelli con un peso percentuale maggiore sull’indice Svizzera 20.

Ribadendo quello che abbiamo visto in termini generici in precedenza, fare trading sull’indice Svizzera 20 vuol dire contrattare su strumenti finanziari che permettono di ottenere risultati in base alle variazioni delle quotazioni dell’indice stesso. Come è noto la Svizzera viene da sempre considerata come una delle destinazioni d’investimento più popolari, visto che la sua neutralità e il segreto bancario sono riuscite a cucirle addosso la reputazione di rifugio sicuro; ma non c’è solo questo: un’economia tradizionalmente forte contraddistinta da livelli bassi di debito pubblico, inflazione e disoccupazione ha contribuito parecchio all’affermazione della Svizzera sotto questo aspetto. Nel corso dell’ultimo anno però le cose erano un po’ cambiate.

SMI, un indice su cui conviene investire?

All’inizio del 2015 la Banca Centrale elvetica annunciò di non difendere più il cambio minimo tra Franco svizzero ed Euro (era stato imposto poco più di tre anni prima), causando il rafforzamento della valuta svizzera; il Paese sembra comunque essere riuscito a lasciarsi alle spalle il cosiddetto shock da super-Franco e i dati diffusi a settembre del 2016 parlando di un’economia svizzera in piena accelerazione, con il Pil in crescita dello 0,6% rispetto al trimestre precedente e del 2% su base annua; miglioramenti anche sul fronte dei prezzi (aumento per quelli dei beni/servizi importati e in calo quelli al consumo e dei beni/servizi esportati).

Anche se un paio di mesi qualcuno ha previsto che la Brexit potesse avere degli effetti negativi per quanto riguarda alcuni settori dell’esportazione e nel mercato delle valute la pressione sul Franco, poche settimane fa il Forum Economico Mondiale WEF ha messo ancora una volta la Svizzera al primo posto della graduatoria della competitività economica (ed è l’ottavo anno di fila), anche se sono stati segnalate delle debolezze, tra cui la mancanza di concorrenza in alcuni mercati e la deflazione persistente. Sembrano esserci comunque le condizioni per poter ancora considerare il trading su Svizzera 20 un investimento conveniente.

I migliori ebook per il trading online

Fare trading online e ottenere dei profitti o addirittura trasformarlo nella propria attività non è una cosa semplice: bisogna studiare e fare tanta pratica; per fortuna non mancano i modi per approfondire le proprie conoscenze sulla materia e in questo articolo vedremo quali sono i migliori ebook per il trading online.

L’importanza della formazione nel trading

Il trading online consiste nella negoziazione digitale dei titoli finanziari: in pratica delle società intermediarie autorizzate (i broker) mettono a disposizione degli utenti una piattaforma che tramite la connessione ad internet consente di monitorare, acquistare e vendere in tempo reale i vari titoli presenti sui mercati borsistici italiani ed internazionali. I broker, che guadagnano una commissione su ogni operazione effettuata, possono essere banche, società di intermediazione finanziaria Sim, oppure società estere specializzate proprio in questo ambito. Negli ultimi anni abbiamo assistito ad un vero e proprio boom del trading online: alcuni si sono avvicinati a questo mondo solo per moda o solo perché attirati dalla falsa convinzione di poter fare soldi facili; è chiaro che chi si approccia al trading online con questo atteggiamento difficilmente potrà avere successo.

Per guadagnare davvero con il trading online bisogna studiare e, se possibile, fare un po’ di pratica (in qualche articolo precedente abbiamo parlato dei conti demo messi a disposizione dai broker). Per fortuna il web può venire incontro ai nuovi trader (ma anche quelli più esperti che vogliono sempre rimanere aggiornati) offrendo varie soluzioni tra corsi, guide ed ebook per il trading online. Alcuni broker mettono a disposizione dei clienti delle sezioni del loro sito dedicati proprio alla didattica: c’è chi pubblica un dettagliato glossario, chi un’approfondita sezione di domande utili e chi addirittura delle video-lezioni. Poi ci sono i corsi specifici, che spesso sono molto utili e ben fatti, ma il prezzo (per quanto si possa parlare a tutti gli effetti di un investimento) in alcuni casi è davvero troppo alto. Gli ebook per il trading online sono tantissimi, costano relativamente poco (alcuni sono addirittura gratuiti) e permettono di scegliere diversi titoli in base al grado di preparazione o allo strumento finanziario preferito.

Quali sono i migliori ebook per il trading online

Il nostro obiettivo con questo articolo è proprio quello di indicare quali sono i migliori ebook per chi fa o vuole fare trading online. Naturalmente non c’è la pretesa di stilare una classifica, ma l’intenzione è quella di creare un elenco di quegli ebook che non dovrebbero mancare mai nelle librerie digitali dei trader. Per chi sta muovendo i primi passi in questo affascinante mondo è necessario capirne bene i meccanismi; per avvicinarsi in modo semplice sono disponibili i classici testi della catena for dummies (“Trading Online for Dummies” di Andrea Fiorini), scritti con un linguaggio comprensibile anche per i neofiti di questo settore. Un discorso simile si può fare anche per “Il manuale del trader idiota” di Paolo Serafini e Max W. Soldini: l’ebook, suddiviso in diversi volumi, è affiancato da vari video dimostrativi. Rimanendo in ambito principianti segnaliamo “Gli strumenti finanziari: obbligazioni, azioni e altri investimenti”, una sorta di piccola guida introduttiva sulle varie forme di investimento.

Per una preparazione adeguata bisognerebbe prendere in seria considerazione l’acquisto di un testo sull’analisi tecnica: in questo ambito Martin J. Pring viene considerato uno dei migliori autori e i suoi testi (in versione ebook sono disponibili per lo più in lingua inglese) vengono spesso caldamente consigliati. Per chi è alle primissime armi testi di questo tipo possono risultare abbastanza pesanti, quindi per avere un’introduzione si può optare per ebook come “L’analisi tecnica nel trading resa semplice” di Stefano Calicchio: dopo aver letto questo libro si può essere pronti ad approfondire in maniera più dettagliata l’argomento. Sempre su questo tema segnaliamo anche “Guida all’analisi tecnica: principi, strumenti e metodi per capire i mercati finanziari”, scritto da Maurizio Mazziero.

In base alle opinioni che si possono trovare in giro per il web, l’ebook “Trading System – il libro per chi inizia” scritto da Stefano Fanton viene particolarmente apprezzato (così come altri lavori dello stesso autore, ad esempio “Lo Zen e la vita del trader Samurai“), anche perché va a toccare l’aspetto emotivo del trading, che non deve essere sottovalutato. L’argomento viene trattato anche da “La mente del trader: trading vincente senza farsi condizionare dalle emozioni”: il libro scritto da Giacomo Probo comunque non si limita a spiegare le migliori strategie mentali da adottare, ma fa anche un’approfondita panoramica sulle tecniche operative fornite dall’Analisi Tecnica. Tante recensioni positive le ha ottenute un’altra opera di Giacomo Probo, ovvero “Trading operativo sul Forex: le strategie vincenti per guadagnare sul mercato dei cambi”: come si può intuire dal titolo, questo libro è specifico per chi vuole operare sul mercato del Forex.

Facendo una rapida ricerca sul web sarà possibile notare che ci sono tantissimi ebook per il trading online, molto diversi sia per il prezzo (ci sono anche quelli gratuiti) che per gli argomenti trattati (dai testi che parlano del trading in generale a quelli più specifici su una determinata materia). Lo studio e la formazione sono fondamentali per chi vuole intraprendere la carriera da trader e avere un libro (cartaceo o in formato digitale) a portata di mano può essere utile anche a chi ha già un po’ di esperienza in questo campo.

Come investire sul rame: grafico in tempo reale

Gli investitori privati che sfruttano i servizi online dimostrano di apprezzare il trading delle materie prime (o commodities, per usare il classico inglesismo del linguaggio tecnico): rientrano in questa categoria i metalli, il petrolio, gli energetici, i prodotti agricoli e così via; tra i metalli non ci sono solo i cosiddetti preziosi come oro, argento e platino, ma anche il rame: scopriamo come investire sul rame e vediamo la sua quotazione con il grafico in tempo reale.

Le materie prime, che si differenziano dai prodotti degli altri mercati come quello azionario e quello del Forex in quanto sono tangibili, vengono solitamente suddivise in materie prime soft (ovvero quelle che vengono allevate o coltivate) e materie prime hard (ovvero quelle che vengono estratte dalla terra). Un’altra classificazione invece le suddivide in quattro tipologie “merceologiche”, ovvero prodotti energetici, metalli, prodotti agricoli e carne e bestiame.

Quotazione del rame e fattori che la possono influenzare

Come si può notare i trader non hanno che l’imbarazzo della scelta per quanto riguarda la materia prima da utilizzare come asset: caffè, petrolio, oro, argento, zucchero e grano sono solo alcuni esempi di una lista pressoché infinita. Tra le varie commodities ce ne sono alcune che vengono ritenute particolarmente convenienti per fare trading per via della loro volatilità che offre ai trader varie opportunità di investimento. Il rame sicuramente rientra tra gli attivi più apprezzati da chi cerca rendimenti sia nel breve che nel lungo periodo.

La quotazione del rame avviene soprattutto al London Metal Exchange (LME), dove si svolgono gli scambi a livello internazionale, ma viene scambiato, seppur in volumi minori, anche al New York Mercatile Exchange (NYMEZ) e allo Shanghai Futures Exchange (SFE). Si può investire sul rame anche ricorrendo a contratti a temine Future, alle opzioni binarie e ad altri prodotti derivati come i CFD. Per capire perché investire sul rame è necessario fare alcune considerazioni.

Innanzi tutto bisogna tenere presente che si tratta di un materiale largamente utilizzato sia nel settore privato che in quello pubblico; a differenza di altri metalli più preziosi, viene utilizzato anche per la realizzazione di grandi opere: pensiamo al settore dei trasporti o dell’energia elettrica, ma anche al trasporto di gas e acqua potabile e all’industria in generale (il rame viene spesso definito come la commodity industriale per eccellenza), senza dimenticare altri impieghi, come ad esempio quello nella coniazione di monete. Le sue svariate e ottime qualità lo rendono uno dei metalli più ricercati, anche perché ha un prezzo inferiore agli altri.

E a proposito di prezzo, quali sono i fattori che possono incidere sulla quotazione del rame? Sono aspetti di cui chi vuole investire sul rame deve tenere conto; dal lato dell’offerta bisogna considerare che i maggiori estrattori di rame sono Perù, Cina e soprattutto Cile: le vicende sociali, politiche ed economiche che riguardano questi Paesi possono avere grandi effetti sulla valutazione del rame; dal lato dell’offerta bisogna invece individuare quali sono i Paesi che ne fanno maggiore richiesta: sono il Giappone e la Cina (che risulta essere nel podio dei produttori, ma detiene anche il primato per quanto riguarda le importazioni). La stabilità economica della Cina e lo stato di salute dell’industria nipponica (in particolar modo quella dell’elettronica) possono influenzare il prezzo del rame. Bisogna considerare anche l’aumento della domanda proveniente dai Paesi emergenti.

Come investire sul rame

Osservando i grafici storici è possibile notare che nel corso degli ultimi anni, il prezzo del rame ha avuto un andamento non molto differente da quello dell’oro: dopo un’importante tendenza al rialzo, nel 2008 c’è stato un crollo, una caduta condivisa dalla maggior parte dei valori in Borsa a causa della crisi che ha avuto effetti negativi sulla produzione industriale e, di conseguenza, una riduzione della domanda di materie prime. Dal 2011 la quotazione del rame è tornata verso un livello corretto, anche se dal 2014 stiamo assistendo ad un calo. Per gli investitori questa potrebbe essere un’opportunità per ottenere profitti nel lungo periodo (molti esperti si dicono certi che ne prossimi quattro anni la quotazione del metallo rosso sia destinata a crescere di molto) o nel breve periodo (sfruttando la volatilità e i micromovimenti).

Lo abbiamo detto prima, per investire nelle materie prime si possono utilizzare tanti strumenti finanziari diversi, ognuno dei quali permette con le sue peculiarità di speculare sull’andamento del prezzo della commodity che, in questo caso specifico è il rame: si può ricorrere ad esempio ai contratti CFD, alle opzioni, alle opzioni binarie o ai contratti Futures (ovvero contratti standard con cui due parti si accordano per una compravendita futura con scadenza, prezzo e quantità già stabiliti). Per sfruttare questi prodotti finanziari ed investire sul rame il trader deve registrarsi presso un broker, scegliendolo ovviamente solo tra quelli sicuri e regolamentati. Le piattaforme online dei broker consentono non solo di investire sulle materie prime, ma anche di seguirne in modo dettagliato la quotazione con il grafico in tempo reale e tutte le informazioni necessarie per muoversi nel modo migliore.

Forex trading dollaro-yen giapponese USD/JPY

Il cambio tra Euro e Dollaro statunitense è il grande protagonista del mercato del Forex, nel senso che almeno un terzo del totale degli scambi giornalieri coinvolge queste due valute, ma sono sempre di più i trader che tengono d’occhio la coppia USD/JPY, ovvero quella che segue il tasso di cambio tra Dollaro e Yen giapponese.

Forex trading USD/JPY

Prima di approfondire un pochino il discorso sulla coppia USD/JPY proviamo a spiegare nel modo più semplice possibile in cosa consiste il Forex trading. In questo tipo di mercato gli operatori vendono o comprano valute: l’obiettivo è naturalmente quello di ottenere un profitto scambiando una valuta con un’altra, sperando che la valuta che è stata acquistata possa aumentare di valore nei confronti di quella che è stata venduta. L’andamento delle monete è rappresentato dal tasso di cambio, ovvero il rapporto tra una valuta e l’altra. Nel caso specifico, il cambio USD/JPY esprime quanti Yen giapponesi sono necessari per comprare un Dollaro statunitense. Le valute sono sempre espresse in coppie: quella che viene indicata per prima (in questo caso USD) è la valuta principale, mentre quella che viene indicata dopo (in questo caso lo JPY) e la valuta secondaria.

La valuta principale rappresenta la base per le operazioni che si intendono fare: in questo caso chi compra USD/JPY sta comprando Dollari e vendendo Yen. Chi compra spera che il valore della valuta principale (che sta acquistando) possa aumentare, in modo da poterla rivendere ad un prezzo più alto di quello pagato; tradotto in gergo tecnico, questo si dice andare long. Chi invece vende spera che il valore della valuta principale scenda, in moda da poterla riacquistare in seguito ad un prezzo più basso; in gergo tecnico questa operazione viene chiamata andare short (o shortare).

Come investire sul cambio Dollaro-Yen giapponese

Molti investitori scelgono di fare trading sulla coppia USD/JPY perché la considera un’attività lucrosa che coinvolge le monete di due delle più importanti potenze economiche del mondo. Perché abbiamo utilizzato il termine lucroso? Semplicemente perché stiamo parlando di un asset che ha un trend abbastanza semplice da individuare e seguire. Questo cambio ha un movimento abbastanza regolare nei confronti delle altre coppie e la sua buona redditività è uno degli ingredienti che hanno determinato il gradimento dei trader.

Il Dollaro USA è la moneta più scambiata nel mercato del Forex, lo conosciamo molto bene nel rapporto con l’euro. Ciò è normale, visto che gli Stati Uniti sono la più grande potenza economica mondiale, mentre lo Yen risulta essere la terza valuta più popolare (il Giappone è un grande esportatore) e viene spesso utilizzata nella strategia di carry trade, ovvero quella pratica che consente di guadagnare sul differenziale dei tassi d’interesse. Il Dollaro è storicamente un valore rifugio, mentre lo Yen con il suo tasso d’interesse basso si mantiene a valori minimi per favorire una maggiore competitività del Paese nelle esportazioni.

Il cambio Dollaro-Yen giapponese è influenzato dai classici fattori macroeconomici che si fanno sentire su tutte le valute, ovvero tassi d’interesse, inflazione, occupazione, trade balance. Inutile dire che un ruolo fondamentale viene giocato dalle rispettive banche centrali, ovvero Federal Reserve (per gli amici Fed) e Bank of Japan (BoJ), quindi è importantissimo rimanere sempre aggiornati sui loro comunicati, visto che gli interventi di politica monetaria vengono sempre annunciati in anticipo. Per quanto riguarda il Giappone, gli aspetti da tenere sotto controllo sono principalmente la produzione industriale e l’esportazione, ma anche l’importazione di materie prime come petrolio o altre risorse naturali (un aumento del loro prezzo darebbe origine ad un indebolimento dello Yen); sul fronte USA invece bisogna monitorare i dati relativi all’impiego e al settore immobiliare (più questi aspetti vanno bene e più il biglietto verde si apprezza).

Quotazione attuale e caratteristiche della coppia USD/JPY

In questo periodo il biglietto verde è ancora spinto dalla speranza che entro la fine dell’anno la Fed decida di intervenire con un aumento dei tassi d’interesse: anche se gli ultimi dati sul mercato del lavoro non sono stati particolarmente brillanti, le possibilità di una stretta da parte della Fed entro la fine del 2016 sono salite dal 50% al 70% nel corso dell’ultimo mese. Nel momento in cui scriviamo il cambio si aggira intorno a quota 103,57 e gli esperti sono favorevoli ad un’impostazione ribassista per il lungo termine, visto che il Dollaro continua a rafforzarsi e dal canto suo la Bank of Japan sembra disposta ad un ulteriore allentamento della politica monetaria, con un’espansione del programma di acquisto e la conferma dei tassi negativi.

Riassumendo, le caratteristiche principali del Forex trading su USD/JPY sono le seguenti:

  • Parliamo di una coppia molto volatile e soggetta a picchi a breve termine tra i 20 e i 40 pips;
  • Le altre coppie rapportate con lo Yen (ad esempio EUR/JPY o GBP/JPY) possono influenzare l’andamento dei prezzi della coppia Dollaro-Yen giapponese;
  • Il cambio USD/JPY è molto popolare soprattutto perché di solito lo spread è abbastanza basso e competitivo;
  • Essendo la seconda coppia più scambiata non è difficile reperire le notizie economiche che possono influenzarne l’andamento e per questo viene considerato un investimento abbastanza semplice da seguire.

Come investire in azioni Facebook

Ormai tutti conoscono e usano Facebook: il social network, nato nel 2004 come punto di ritrovo per studenti universitari, nel corso degli anni è cresciuto a dismisura, trasformandosi in un colosso in grado di fatturare 18 miliardi di dollari nel 2015; molti hanno individuato nel celebre social una buona fonte di guadagno: scopriamo come investire in azioni Facebook e vediamo se questa è un’operazione conveniente ancora oggi.

Il valore delle azioni Facebook

Come abbiamo appena detto, nel giro di pochi anni Facebook si è imposto come il social network più importante (a proposito, scopri di più sul social trading) è diventato uno dei siti più visitati e attualmente può essere considerato come una vera e propria potenza finanziaria, una grande società per azioni con più di 11.000 dipendenti che il giorno che ha debuttato in Borsa (parliamo del 2012) con una quotazione da 38 dollari per azione ha fatto registrare una delle IPO più alte nella storia degli Stati Uniti.

Pochi mesi dopo l’esordio sul Nasdaq le azioni Facebook hanno toccato il loro minimo storico: era il 31 agosto 2012 quando il titolo scese a 18,06 dollari: chi ha avuto l’intuizione di acquistare le azioni quel giorno ora si ritrova in tasca un titolo che vale poco più di 128 dollari. In pratica il prezzo delle azioni Facebook è cresciuto del 700% in quattro anni: niente male davvero come investimento, soprattutto se si considera che abbiamo tenuto conto solo del capitale azionario e non anche dei dividendi.

Conviene ancora investire in questo titolo?

Ma al giorno d’oggi conviene ancora investire in azioni Facebook? Non è semplice dare una risposta secca a questa domanda. C’è chi sostiene che non ci sono più molti margini di crescita: il sito ormai è disponibile in 63 lingue, è arrivato praticamente ovunque e quasi tutti ne fanno uso. Ma c’è anche chi crede che si possano ottenere ancora dei buoni risultati: il valore del titolo ha ancora dei margini di crescita (anche se non più come una volta) e soprattutto è possibile ottenere discreti risultati con i dividendi. È vero che il mercato può sembrare saturo, ma è altresì vero che la società guidata da Mark Zuckerberg ha dimostrato di avere la capacità di adeguarsi ai tempi e di saper mantenere il primato sia tra i social network che tra le nuove modalità di comunicazione e questa posizione di dominio (per non dire di monopolio) sembra destinata a durare ancora per qualche anno.

Consideriamo poi che nei primi due trimestri del 2016 Facebook ha registrato degli utili e dei ricavi ben superiori rispetto alle previsioni e bisogna tenere conto anche del fatto che il numero degli utenti attivi continua a crescere. Il recente miglioramento dei conti della società è legato anche e soprattutto agli introiti derivanti dalle pubblicità che compaiono sugli schermi di tablet e smartphone anche su Instagram (altro social di proprietà del gruppo Facebook). Insomma, ricordando che acquistare delle azioni è pur sempre un’attività rischiosa, sembra che un investimento di questo tipo possa rivelarsi ancora ottimo sia per coloro che intendono “fare i soci”, ovvero staccare i dividendi, che per coloro che invece vogliono guadagnare sulla differenza tra prezzo di acquisto e di rivendita dei titoli.

Come comprare le azioni Facebook

La solidità di una realtà come Facebook e la presenza di margini di crescita possono rappresentare per i trader dei richiami importanti; per investire in azioni Facebook ci sono i soliti tre canali: ci si può rivolgere alla propria banca, ad un intermediario finanziario oppure ad un broker online. Con lo sviluppo delle piattaforme di trading online sempre più investitori scelgono questa strada per mettere in pratica le loro strategie: grazie a questi strumenti i trader hanno un accesso immediato al mercato e questo dà loro la possibilità di agire in tempo reale, sfruttando al massimo la volatilità dei mercati. Naturalmente bisogna sempre tenere a mente che il trading online comporta dei rischi e che l’esperienza gioca un ruolo importantissimo, così come il poter contare su un broker affidabile.

Come abbiamo detto prima ci sono due tipologie di investimenti: c’è chi preferisce acquistare azioni per ottenere dei risultati di lungo periodo (una sorta di alternativa al risparmio) e ci sono quelli che invece mirano ad ottenere risultati nel breve termine (e magari partendo da un budget iniziale non elevatissimo). Chi preferisce questa seconda opzione può ricorrere ai CFD, Contract For Difference, dei particolari strumenti finanziari le cui quotazioni sono strettamente e direttamente legate a quelle dei titoli azionari sottostanti. Per investire in azioni Facebook tramite CFD bisogna sfruttare una piattaforma di trading che dispone di questo titolo: tra i broker che danno questa possibilità c’è Xtrade; oltre ad offrire bonus e importanti servizi che possono aiutare gli utenti nelle loro attività di trading, questo portale dà la possibilità di aprire un conto demo per poter fare un po’ di pratica e provare nuove strategie di investimento senza correre il rischio di perdere denaro vero.